[tc] A sfavore del tracciamento Internet o del TC sono invece a favore di impronte digitali e tracciamento DNA.
Alessandro Bottoni
alexbottoni a gmail.com
Gio 17 Lug 2008 10:23:22 CEST
Paolo Holzl ha scritto:
> Riporto un post che ho inserito nei forum di punto-informatico e nel mio
> blog http://www.holzl.it/blog che immagino farà discutere, ma occorre
> avere il coraggio delle proprie posizioni (avendo comunque sempre il
> diritto di rivederle).
Sono pienamente d'accordo con te su questo punto. Là fuori c'è già
troppa "maggioranza silenziosa" con cui siamo costretti a fare i conti
senza riuscire ad intavolare un vero dialogo.
> Le impronte digitali sono un sistema di identificazione rapido e a basso
> costo per individuare ad esempio persone che si presentano ai
> commissariati con 30 nomi diversi.
Infatti, dal 1925 (Codice Rocco) vengono prese le impronte digitali e le
foto segnaletiche a /tutti/ coloro che vengono anche solo "fermati"
dalla polizia, sia che siano stati fermati per aver commesso qualche
reato, sia che siano stati fermati perchè non sono stati in grado di
esibire un documento di identità valido. In altri termini: la raccolta
delle impronte digitali degli "zingari" e degli extracomunitari (anche
minorenni) viene fatta /da sempre/ in Italia.
Lo dimostra il fatto che la Polizia /riesce/ già adesso in molti casi
(che finiscono poi sui giornali) a risalire a tutte le 30 identità
diverse di una singola persona. Lo fa proprio sulla base di queste
impronte digitali.
E' solo a causa della carenza di fondi cronica di Polizia e Magistratura
che non esiste uno strumento (un database nazionale) in grado di
sfruttare queste informazioni in modo più sistematico.
> Il DNA è uno strumento estremamente più potente ma relativamente 'lento'
> e costoso.
Esatto.
> Sono daccordo sulle impronte digitali per tutti (compreso me e i miei
> figli), se poi qualcuno delinque o danneggia le proprie impronte si
> tracci anche il DNA.
Come fa notare Daniele Masini, è fin troppo facile raccogliere le
impronte di una qualunque persona (dalla leva dello sciacquone del water
in un ristorante, ad esempio), costruire le "pelli" sintetiche del caso
e andarsene in giro lasciando queste impronte su armi usate per uccidere
e cose simili. Il "bersaglio" di questo "piacevole" attacco non ha
praticamente nessun modo di difendersi e, ovviamente, non può cambiare
impronte digitali.
Per questo, personalmente, non voglio essere identificato sulla base
delle mie impronte.
> Attenzione però a
>
> 1) modalità di raccolta
> 2) modalità di stoccaggio ovvero sì all'impronta/impronte in un
> microchip no a quella visibile all'esterno stile vecchia carta d'identità.
> 4) rigore assoluto nella gestione della banca dati centrale con
> procedure che diano a pochissimi in modo estremamente tracciato il
> diritto di accedervi.
> 5) divieto assoluto a chiunque di possedere archivi personali con tali
> dati (fatto salvo utilizzo proprio, ovvero io per accedere al mio PC ci
> tengo dentro le mie impronte)
Per forza di cose, la versione digitale di queste impronte deve passare
attraverso dei sistemi informatici per poter essere stoccata e
confrontata. Pensa cosa succederebbe se qualcuno si mettesse a giocare
con questi dati digitali.
Purtroppo, bisogna pensare anche ad un attacco "dall'interno", portato
avanti da un dipendente infedele (vedi il caso dell'impiegato di San
Francisco su PI di oggi) o dai Servizi Segreti (fedeli a chissà quale
potere occulto).
> Penso che, per le persone oneste il rapporto costi/benefici sia
> nettamente a favore del tracciamento (pur consapevole di tutti i rischi
> e dei tanti argomenti a sfavore che esistono).
Sono di opinione diametralmente opposta. Ciò di cui ha bisogno il
cittadino è che vengano tracciate le impronte digitali di persone già
note per essere pericolose per la società (pregiudicati), non le
impronte di /tutti/ i cittadini, in modo indiscriminato. Questo /già/
avviene, come ho spiegato poc'anzi.
> La spesso citata frase di Benjamin Franklin “chi è disposto a
> sacrificare la libertà in cambio della sicurezza non merita né l'una né
> l'altra cosa" in questo caso non mi vede daccordo.
> Teniamo conto che la libertà non è un bene assoluto, la convivenza e la
> pace oggi in gran parte è dovuta all'imposizione di regole che
> inevitabilmente limitano la libertà.
> La libertà di ciascuno deve trovare spazio in mezzo alle libertà degli
> altri ne consegue inevitabilmente una serie di limitazioni da cui deriva
> la possibilità di un vivere ordinato e civile.
Infatti! E' sul tipo di garanzie a cui si dovrebbe rinunciare che non mi
trovi d'accordo. Il mio anonimato è una forma di garanzia importante per
la mia libertà di espressione (anche politica) e per la mia sicurezza
personale (se Berlusca fa passare la trasformazione della Repubblica in
Monarchia Assoluta, come vorrebbe, dovrò scappare all'estero ;-) ).
Personalmente, non sono disposto a rinunciarvi senza una motivazione
solidissima. Questa, della caccia agli zingari, /non è/ una ragione per
prendere le /mie/ impronte digitali.
JM2C
--
Alessandro Bottoni
Website: http://www.alessandrobottoni.it/
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-- Unknown
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