[tc] info su trusted Grub

Alessandro Bottoni alessandro.bottoni a infinito.it
Mar 9 Ott 2007 10:20:00 CEST


Davide Vernizzi ha scritto:
>> Bene, se le cose stanno così direi che dovremmo iniziare (continuare)
>> a rendere consapevoli quante più persone possibili e dir loro che per
>> la loro privacy e il controllo si Fritz acquistino sistemi "intonsi"
>> oppure si facciano dare la loro EK e la rigenerino...
>> Potrebbe essere questo il mesaggio di sintesi?...

Esatto. L'importante è prendere il controllo delle EK e, con esse, del
TPM e del sistema che lo ospita.

> Non esattamente. La EK è praticamente inutile se non è accompagnata
> dal proprio certificato. Di solito il certificato è rilasciato da chi
> crea la chiave, ma se è l'utente a creare la EK, non è possibile che
> sia l'utente stesso a creare il certificato.

Se non ricordo male, il TPM è in grado di generare e rilasciare un
certificato digitale utile ad autenticare l'utente nel caso che voglia,
in seguito, cancellare o migrare le chiavi. Questo DC va ovviamente
salvato da qualche parte ma, ai fini dell'utente, è equivalente a quello
rilasciato da VeriSign. L'unica differenza è che questo DC non significa
nulla per nessuno tranne che per l'utente. Il DC di VeriSign, essendo
firmato e garantito da VeriSign, è accettato come "moneta sonante" da tutti.

> Va poi detto che il fatto che il produttore del chip conosca la EK è
> un rischio, ma più che altro teorico:
> 
> - la EK viene usata solo per convincere una qualche terza parte fidata
> (PrivacyCA per ottenere un certificato per una AIK o DAA issuer se si
> usa DAA) che il nostro tpm è genuino e non viene usata per
> nessun'altra operazione. La conoscenza della *parte pubblica* della EK
> potrebbe permettere di tracciare le richieste di AIK Cert e quindi di
> poter correlare diverse remote attestation tra loro, ma IMHO non credo
> che sia interesse del produttore del tpm fare questo genere di
> correlazione. Notate anche che chiunque sia in grado di fare sniffing
> sulla rete (telecom?) è in grado di leggere le richieste di AIK Cert
> al cui interno è presente il EK Cert (e quindi la parte pubblica della
> EK). Inoltre se si utilizza il protocollo DAA non è possibile fare
> questo genere di correlazione anche essendo a conoscenza della parte
> pubblica della EK.

E fin qui va tutto bene...

> - È vero, invece, che il produttore del chip potrebbe usare la
> conoscenza della *coppia* di chiavi per creare una copia del tpm e
> spacciarsi per l'utente, ma personalmente vedo questa ipotesi
> piuttosto remota.

Nello stesso mondo che ha sparato a JFK, che ha iniettato nel culo di
Marilyn Monroe una dose letale di sonniferi, che ha scatenato guerre
strumentali in Vietnam, Iraq, Afganistan e via dicendo, questa non è
affatto una ipotesi remota. Chi credesse ancora nella affidabilità dei
governi e del "sistema" probabilmente è stato costretto a fare qualche
riflessione su questo tema anche di recente, dopo che Bush è stato
sospettato di connivenze nell'attacco al WTC e dopo che UK e USA hanno
cominciato a memorizzare impronte digitali e DNA dei loro stessi
cittadini con scuse di ogni tipo. Io sono stato costretto a fare questa
riflessione nel 1969: http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Pinelli .

Nel mondo reale, il /primo/ elemento di cui /non/ ci si può fidare è
proprio il fornitore del sistema (od il controllore dello stesso).

> - Rimane il fatto abbastanza grave che un dato sensibile e personale
> come la EK venga prodotto in condizioni ignote all'utente e che
> questo, di fatto, non abbia molte possibilità di avere garanzie in
> merito.

Appunto.

> Credo che sia necessario continuare a fare ricerca e sollevare dubbi
> fino ad ottenere un processo per cui all'atto della generazione di una
> nuova EK si possa convincere il produttore (o una qualunque altra
> terza parte) della genuinità del processo e si riesca ad ottenere un
> certificato per la nuova chiave.

Processo che però può essere facilmente sovvertito dal fornitore, in
quanto implementato per forza di cose "in jure". In questo settore, solo
l'utente può essere garante di sè stesso, rifiutandosi di usare roba
sulla quale non può avere il necessario controllo.

> Quelle espresse sono opinioni personali. Il trust del TC è un
> tentativo di creare un corrispettivo tecnologico della fiducia, ma la
> fiducia è una cosa strettamente personale, quindi ciascuno di noi
> decide di chi fidarsi ed in che modo.

Appunto. Sarebbe come cercare di implementare in HW l'eccitazione
erotica in modo da garantire che l'individuo si ecciti di fronte alla
partner che qualcun altro ritiene che sia ideale per lui... Sono sicuro
che le agenzie matrimoniali troverebbero questa idea del tutto logica
ma... a voi cosa sembra?

> Io mi fido abbastanza del fatto che Infineon non abbia interessi a
> fare giochi strani con la mia EK, mentre non mi fido per niente di
> Microsoft. Per questo motivo sono tranquillo ad usare Linux su un
> portatile con il tpm, mentre sono molto meno tranquillo ad usare
> Windows su un sistema senza il tpm.
> 

Infineon è, tra le altre cose, uno dei principali fornitori
dell'industria militare (non solo americana) e dei principali
costruttori di sistemi di sicurezza usati dalle aziende. Personalmente,
l'idea che Infineon possa riconoscere un suo TPM in rete (dalla PK della
EK) e spacciarsi per esso, decifrando i dati che esso ha cifrato, mi da
i brividi. Pensate cosa succederebbe se quel TPM fosse sul laptop di
Sarkosy e proteggesse i nomi degli agenti francesi in USA.

CU

-- 

Alessandro Bottoni
Website: http://www.alessandrobottoni.it/

"Where knowledge ends, religion begins."
     -- Benjamin Disraeli


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