[tc] Proposta concreta #2: Linux Wish List

Alessandro Bottoni alessandro-bottoni a libero.it
Dom 9 Lug 2006 08:45:11 CEST


Joseph Vinegar ha scritto:
> 2006/7/8, Dario Cavallaro <subbia a gmail.com>:
>> markk0 wrote:
>>> Beh, si, d'accordo, ma agli utenti chi gli risponde, se non i
>>> programmers e i sysadmin?
>>>
>> Gli analisti che vogliono volontariamente partecipare a questo progetto.
>> Serve una via di mezzo fra il gruppo dei programmers-sysadmin e quello
>> degli utenti-base. Questo è deve essere fatto dagli analisti che
>> filtrerebbero le richieste (in inglese) degli utenti e se interessanti
>> verrebbero pubblicate.

Come ho detto in un messaggio precedente, il meccanismo che ipotizzo è
questo:
- un utente si scontra con un problema
- lo rende noto al mondo pubblicandolo su u wiki, sperando che qualcuno
se ne faccia carico
- chi è alla ricerca di problemi da risolvere (aziende ed operatori del
settore), consulta il sito e si fa la sua idea di quello che può e vuole
fare

Non c'è nessun bisogno di intermediari, esattamente come non c'è bisogno
di intermediari tra fornitori e consumatori di informazioni su wikipedia.

Questo ipotetico sito fa esattamente lo stesso mestiere di wikipedia:
fornisce informazioni(sulle sfighe irrisolte di Linux) a chi è
interessato al problema.

> sono perfettamente daccordo.
> A dir la verità ancora non ho capito perché Alessandro ed altri
> insistono a pretendere del lavoro gratis dai programmatori o dagli
> imprenditori del FLOSS dettando per giunta criteri guida estranei alla
> logica del programmatore (che verte esclusivamente sull'aspetto
> tecnico, al limite sulla reputazione _nel_cerchio_dei_pari_ ), ed
> estraneo alla logica del'imprenditore (che sostanzialmente non può
> investire nel lunghissimo periodo o offrire cooperazione in un
> ambiente fortemente concorrenziale).

Da due giorni continuo a spiegare che non c'è niente di male a far
conoscere agli sviluppatori (siano essi aziendali o volontari) quali
sono i temi che meriterebbero la loro attenzione. Questo è
particolarmente vero da quando l'80% del software open viene sviluppato
da aziende (Sun x OOO, Mozilla per la roba Internet, Red hat per
Anaconda e via dicendo) che vogliono dichiaratamente confrontarsi con
Windows sul mercato.

Come ho già detto, non è mia intenzione porre ai developers ed alle
aziende delle condizioni ma far sapere loro a quali condizioni gli
utenti potrebbero essere interessati al loro prodotto. Una azienda che
conosco ha appena pagato 23.000 euro di parcella ad una azienda di
indagini di mercato esattamente per ottenere questo servizio che io sto
proponendo di fornire gratis.

Come ho già spiegato almeno tre volte, il meccanismo che spinge gli
sviluppatori a creare software open NON è più quello che si ipotizza nel
tuo messaggio da diversi anni. Il software che viene sviluppato ora,
come Mozilla, OOO e Linux stesso, è il frutto del lavoro di una comunità
in cui gli utenti sono una parte attiva del processo. Questi utenti
hanno diritto (anzi: il dovere) di dire  agli sviluppatori cosa serve loro.

Il software viene sviluppato per gli utenti, non per altro.

Sviluppare software non coincide solo con lo scrivere codice. Ci sono
molte altre attività che devono essere svolte, come la progettazione del
prodotto, lo studio dell'interfaccia, la stesura della documentazione e
via dicendo. Ognuna di queste attività contribuisce al successo del
prodotto, anche la raccolta di informazioni sulle necessità _reali_
degli utenti.

Se lo scopo è fare software _utile_ questa è una necessità ovvia. Se
invece ci vogliamo tirare delle seghe...

> Quello che tutti state invocando (evocando?) è un _analista_ che da un
> lato si scelga (autonomamente perché è buono, e ci tiene alla
> diffusione del software libero) come "cliente non pagante" il generico
> utonto, dall'altro riesca a mobilitare qualche sviluppatore,

Non è certo ciò che sto evocando io. Io sto evocando un sito sul quale
gli utenti descrivono ciò di cui sentono il bisogno, come riescono e
come credono, senza intermediari di nessun tipo.

> Lasciamo che i programmatori facciano quello che sanno fare meglio (e
> che trovano gratificante): NON il marketing.

Vi prego: rileggete quanto ho appena scritto qui sopra. Dovrebbe essere
chiaro che ciò che sto proponendo non ha nulla a che fare con il
marketing. Ha a che fare con la conoscenza del mondo reale, punto e basta.

> Il punto cardine è diventare "autorevoli": perché mai qualcuno
> dovrebbe seguire le direttive di linuxwishlist (nel seguito LWL) ?
> Il "servizio" che offre LWL è in pratica una stima del bacino d'utenza
> che avrebbe la "realizzanda" soluzione al problemi proposti.
> Se si abbina al problema anche il profilo professionale di chi l'ha
> proposto, in pratica si è realizzata un'indagine di mercato con
> segmentazione della richiesta :) _senza_dubbio_ è un servizio che le
> imprese pagherebbero caro! :)

Certo! Ma è anche un servizio che ormai è necessario al mondo open per
uscire da una logica onanistica che ne sta segnando l'emarginazione. La
fissazione, del tutto illogica, per le linee di comando, ne è un esempio
eclatante.

E comunque l'autorevolezza viene dall'utilità. Se su questo wiki gli
sviluppatori possono trovare idee e richieste interessanti, il wiki è
autorevole.

> In particolare mi piace il suggerimeno di offrire a chi vuole imparare
> (autodidatta o allievo) una palestra di problemi reali, ma alla sua
> portata (penso alla realizzazione di una GUI per un backend già
> completamente definito), e che magari lo sviluppatore "di punta"
> snobberebbe.

Appunto! Forniamo agli sviluppatori un repertorio di problemi reali da
affrontare. Poi faranno quello che ritengono più opportuno.


CU

Alessandro Bottoni




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