[tc] Proposta 1: Linux for the masses

Alessandro Bottoni alessandro-bottoni a libero.it
Sab 8 Lug 2006 09:31:23 CEST


Joseph Vinegar ha scritto:
> credo che, per quanto riguarda il programmatore di software libero
> _non_appositamente_stipendiato_, la principale motivazione che lo
> spinge a scrivere/modificare codice è la sfida intellettuale, la
> voglia di compenetrare un meccanismo complesso quale è un software o
> il bisogno impellente di una correzione/miglioria: chi è talmente
> addentro al programma da volerlo modificare, in genere non sente
> bisogno di "strumenti di gestione intuitivi", ormai è padrone del
> software, un ulteriore strato sarebbe solo d'impiccio. E non c'è una
> grossa sfida intellettuale nello scrivere una interfaccia grafica per
> un software già fatto.

Questo può continuare ad esistere tranquillamente. Non è questo il
bersaglio delle mie critiche.

> diverso il discorso che si faceva per le imprese che fanno business
> col software libero: in tal caso gli introiti derivano
> dall'assistenza, o dallo sviluppo ad-hoc, o dalla formazione, tutte
> attività basate sul know-how prezioso che l'impresa può vendere;
> sarebbe un intento imprenditorialmente suicida svalutare il proprio
> know-how rendendo facile da imparare-usare-amministrare ciò su cui si
> è "esperti"; le licenze Libere sono l'unico baluardo che impedisce a
> chi fa business con il FLOSS di adottare gli stessi identici
> comportamenti anti-concorrenza e anti-culturali che si soffrono in
> ambito closed.

Sono queste aziende che, secondo me, vanno messe sotto pressione. Se non
si decidono a rendere _veramente_ Linux adatto all'utenza "reale",
semplicemente spariranno insieme a Linux (nella sua "accezione" desktop,
non in quella server).

> Chi è il soggetto che state criticando? Chi tacciate di miopia o
> tecnofilia-misantropia-asocialità?

Red Hat, Mandriva, Linspire, Xandros, SuSe, etc.

NON Ubuntu e non Debian, che fanno altre cose (server, in prevalenza)

Però li accuso solo di non aver capito quanto sia ormai diventata seria
la competizione con windows, non di altro.

Personalmente, non ho digerito che, nel momento in cui hanno dovuto
consigliare una alternativa a windows, alcuni osservatori professionali
siano arrivati a consigliare un altro sistema operativo proprietario
come macos. Questa è una sonora sconfitta per il pinguino.

> Se fossi un programmatore opensource penserei: "dovreste semplicemente
> ringraziarmi per il lavoro che vi ho _donato_, ed invece pontificate
> su come avrei dovuto usare il mio tempo".

Balle! Il programmatore, a sua volta, deve ringraziare l'utente di farsi
carico di tutte le sfighe del suo codice e di continuare ad usarlo ed a
diffonderlo nonostante questo. La gente che scrive codice spesso trae da
esso notorietà e stima che, indirettamente, diventano credibilità
professionale e soldi. Non è un gioco in cui qualcuno dà e qualcuno riceve.

> Se fossi un'impresa "opensource-oriented" penserei "sto vendendo dei
> servizi: se pensate di saper far meglio, perché non investite i
> _vostri_soldi_ e li fate fruttare in questo mercato, invece di
> spiegarmi come inverstire i miei?".

Perchè noi facciamo un altro mestiere. Hai scelto tu di combattere
questa battaglia. Noi possiamo solo dirti a quali condizioni siamo
disposti a saltare sul tuo carro e darti una mano.

> Mi rimangono, come tenui speranze, la Scuola e lo Stato.
> La filosofia del software libero è quella della conoscenza
> scientifica: è nata e sopravvive nella Scuola.

In Italia, l'università si impegna molto poco nello sviluppo di software
open source, pur avendo il problema di dare materia prima ai laureandi
per le tesi. Su questo si potrebbe lavorare molto.

CU

Alessandro Bottoni



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